Pareggio di rigore con rammarico
Al quarantunesimo minuto di gioco del secondo tempo, sulla destra il nostro attaccante Infantino, con un’azione caparbia, di prepotenza, si divincola dal controllo del diretto avversario ed entra in area di rigore. Con una finta magistrale sbilancia il difensore, Iodice, il quale altro non può fare che atterrarlo.
L’arbitro, il Sig. Monaco di Tivoli, è lì, a due passi, e decreta l’evidente calcio di rigore in favore della squadra biancorossa. Non vi dico… tutto lo stadio va in visibilio e si prepara al momento della rincorsa. Le proteste dei calciatori siciliani, blande e di circostanza, non sortiscono alcun effetto se non quello di ritardare il fischio dell’arbitro. Il rigorista per il Barletta è Carozza. Il ragazzo, che a ben altre prestazioni ci aveva abituato, non aveva giocato una buona partita. Spento, poco reattivo sulle gambe, per tutta la gara Carozza aveva peccato di lucidità, eppure, si portava sul dischetto e sembrava estremamente motivato. Il violento tiro della nostra mezzala, tuttavia, colpiva la traversa. In quel momento, praticamente, finiva la gara. Ho iniziato il mio commento dall’unico episodio che avrebbe potuto cambiare le sorti di una partita che sembrava inchiodata sul risultato a reti bianche, e, purtroppo, dall’episodio che ha lasciato nei tifosi barlettani tanto rammarico. Consoliamoci, allora con questo punticino che ci permette di smuovere la classifica, importante proprio perché, alla vigilia della gara contro i siciliani, si erano presentati i soliti problemi che attanagliano sin dall’inizio del campionato le scelte del nostro allenatore. La rosa della squadra è molto ristretta e quando, tra infortuni e qualifiche, il nostro mister Lello Sciannimanico si trova a dover fare a meno di ben cinque calciatori titolari (in questa occasione mancavano Cavaliere ormai infortunato da tempo, Shiba oggetto misterioso, Simoncelli e Caggianelli con problemi fisici e, infine, Muwana squalificato per somma di ammonizioni), necessariamente l’undici che scende in campo non può esprimere tutto il potenziale della squadra biancorossa. Così domenica molti titolari erano in tribuna ma, ad onor del vero, bisogna rendere merito ai sostituti che non sono stati da meno, buttando sul terreno di gioco tanta voglia di correre e tanto cuore. Nel complesso l’approccio alla gara mi è piaciuto. I ragazzi sono entrati in campo con il solita compattezza, con la consueta determinazione e mostrando spesso lucide geometrie, triangolazioni anche tra reparti diversi. E spesso il gioco è stato spumeggiante, se non, a tratti, spettacolare, con una squadra che ci gratifica sempre per la giusta mentalità con la quale affronta ogni partita. Certo, pecchiamo molto sotto il profilo dell’esperienza e accusiamo la mancanza di una punta di ruolo che sotto porta abbia la necessaria freddezza per mettere la sfera in rete, ma lo sappiamo da tempo: non sempre riusciamo a finalizzare le tante occasione da gol create. Se si dispone di una squadra molto giovane, si paga dazio. Ormai aspettiamo la sosta natalizia e l’apertura a gennaio del calcio mercato per conoscere le partenze e gli arrivi nell’organigramma del sodalizio e, conseguentemente, che tipo di campionato ci attende. Ma, in conclusione del mio commento, non posso che sottolineare anche contro il Siracusa, è stato rispettata la bella consuetudine per cui la domenica quando si lascia lo stadio a fine gara anche quando non si vince, il pubblico barlettano ritorna a casa con un sorriso e una gioia immensa, pronto a dire: << Sì, mi sono divertito a vedere questo Barletta!>>. Ed è con la consueta gioia che aggiungo, sì domenica allo stadio contro il Siracusa mi sono divertito anch’io. Un forte grido, forza Barletta, un solo canto.. Barlett ci si bel quent chiov…
Umberto Casale
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